Pino Corrias – Luoghi comuni

Dal Vajont a Arcore, la geografia che ha cambiato l’Italia

Ci sono luoghi, in Italia, così carichi di risonanza che l’eco non si è mai spenta. La valle del Vajont, Via Fani a Roma, le bombe di piazza Fontana e di Capaci, il villone di Arcore. E poi ancora la notte d’incubo a Vermicino, i riflettori sul Pio Albergo Trivulzio, la villetta di Cogne. Punti scavati dalla storia come cicatrici sulla mappa d’Italia, momenti e giorni dilatati nel tempo infinito del racconto, dell’interrogazione o del mistero. Luoghi per cui siamo passati tutti. Pino Corrias li racconta in dieci reportage fedeli alla realtà dei fatti, ma anche colorati di passione civile. Fondendo giornalismo e narrativa, Corrias guida il lettore in quel labirinto di fatti, personaggi e ambiguità attraverso cui la cronaca d’Italia è diventata storia.

Rizzoli 24/7, 2006, 225 pag., brossura, 15,00€.

Corrias l’ho scoperto su Vanity Fair. Un po’ assurdo no? Uno scrittore così “serio” scoperto su una rivista prettamente femminile che alle cose serie non dedica, giustamente, molte pagine. Comunque l’ho scoperto lì e me ne sono innamorata perchè ha un modo di scrivere coinvolgente ma che va diritto al punto. Avevo come l’impressione che le cose me le dicesse guardandomi negli occhi, perchè pur trattando di argomenti sì di cronaca ma spesso di stampo politico riesce a toccare comunque corde profonde e a smuovere un po’ la coscienza.

Cosa che succede anche con questo volume. I luoghi scelti sono emblematici, certamente non è un libro esaustivo, ne mancano molti, ma d’altronde Corrias mica scrive enciclopedie. Avrei fatto un capitolo su Ustica, perchè secondo me anche quell’episodio di storia italiana è da ricordare e da ripercorrere. Io, che ho 25 anni, molti dei fatti narrati non li ho vissuti in prima persona. Li ho scoperti leggendo, guardando filmati vecchi, sapendone comunque troppo poco.

La cosa triste e terribilmente italiana (e non lo scrivo per fare il solito qualunquismo, sfido chiunque a dire che non è così) è che per molti dei fatti che hanno avuto implicazioni giudiziarie ancora non si è fatta giustizia, ancora non si sa di chi è la colpa, e quando lo si sa chi ce l’ha è come se non ce l’avesse. Dolorose le parole di Eugenia, figlia di Carlo Garavaglia, una delle vittime della strage di Piazza Fontana.

“A chi volete che importi questo processo, dopo 36 anni? Anche l’associazione delle vittime ormai non ha più forza. Un po’ sono morti, un po’ pensano ad altro. E se qualcuno mi viene a dire che il prossimo 12 dicembre dobbiamo manifestare, gli salto addosso.”

E rimane bellissimo il capitolo dedicato a Pasolini (altro caso in cui la giustizia italiana si è distinta per accuratezza, coerenza e giustezza), un inno d’amore per uno scrittore, un intellettuale, che ho come l’impressione stia lentamente cadendo nell’oblio.

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