Allen Zadoff – Fame. Cose che ho imparato nel mio viaggio da grasso a magro

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Tra un anno mi piacerebbe poter dire che questo libro mi ha cambiato la vita. Non so se sarà così, me lo auguro.

In questi giorni è stata la svolta. Ciò che mi ha impedito di fare una cazzata grande come un baobab centenario, ciò che vorrei desse inizio al mio cambiamento, alla mia guarigione.

Lo dico subito, non è un libro per tutti. Io lo vorrei che lo fosse, davvero. Ne ho acquistate immediatamente due copie (quelle che ho trovato scontate) da regalare in futuro perchè vorrei che alcune persone che conosco lo leggessero per provare a capirmi. Ma non posso pretendere che gli altri capiscano come sto perchè sono io a volerlo, è assurdo. Ma siccome sono spesso egoista lo regalerò sperando in altruistici slanci di comprensione. E nel mondo c’è così poca empatia verso le persone grasse che davvero è un libro che probabilmente andrebbe sprecato in certe mani.

Attenzione, non si parla di chi pesa 70kg e vuole arrivare a 60. Si parla di chi pesa anche un quintale in più. Io non ho nulla contro chi pesa 70kg e ne vuole perdere 10, beato lui. Ma non abbiamo niente in comune, non condividiamo lo stesso problema, non abbiamo nulla da spartire. L’avere dei chili da perdere (anche se un conto è doverne perdere 10, un conto 50, c’è una bella differenza) non significa nulla. Chi pesa 70 kg e vuole dimagrire si compri il libro di Carr, non “Fame” di Zadoff.

Non è un manuale di auto aiuto, non è una guida per dimagrire, dice, in modo semplice, diretto, persino scontato, tutto ciò che vive, prova, sente, una persona gravemente obesa e mangiatrice compulsiva. Non è il libro che avrei voluto scrivere io. Non ne sarei stata in grado. Sono felice che qualcun altro l’abbia fatto. Ad ogni capitoletto mi sono ritrovata prima ad annuire, a dire “Sì è vero, è proprio così”, poi a sorridere per essere stata smascherata, infine a piangere perchè essere messi a nudo fa sempre un po’ male. Mi sono sentita una bambina, lo sono effettivamente. Essere grassi fa sì che si cresca solo fuori ma dentro si rimane piccoli. Per cambiare qualcosa, bisogna crescere.

Parla veramente di tutto, io c’ho visto il mio mondo. Parla delle infinite diete fatte (è un bello schiaffo alla dieta “tradizionale” e onestamente io penso che l’autore abbia proprio ragione), del rapporto malsano che si crea con il cibo, parla di malattia, malattia già, parla dei rapporti con il resto del mondo, dell’universo di una persona orrendamente grassa in perenne guerra con ciò che la domina, ciò che la sovrasta: il cibo. Il cibo, finché uno non cambia qualcosa nella propria testa, vince sempre. Ci si mette a dieta, si perdono persino dei chili, ci si illude di aver vinto la guerra, ma in realtà è solo una misera battaglia, la guerra la vince il cibo. Ammetterlo è fondamentale. Ammettere di essere meno forti di un sacchetto di biscotti è dura da mandare giù, è terribile, è pazzesco essere vinti da una confezione di Abbracci Mulino Bianco, ma è così. E’ una vita d’inferno. Passare 24/7 a pensare al cibo, al prossimo pasto, chi non ha mai vissuto una cosa del genere non può minimamente capire. L’ossessione per il mangiare è qualcosa che ti porta via tante di quelle cose da accorgersene troppo tardi. Affidare al cibo la propria vita, la propria serenità, il proprio equilibrio uccide. E non in senso figurato, uccide sul serio, fa morire. Perchè ci si supera costantemente, perchè il cibo non è mai abbastanza, se prima bastava un panino domani ce ne vorranno due, fra una settimana tre. E’ una fame atavica, d’affetto, di pace, di equilibrio (rimarco questa parola perchè per me il cibo è quello, è ciò che sta dall’altra parte della bilancia a due bracci e che tiene in equilibrio la mia esistenza) che non si sazia mai. Questo libro è tutto questo, e parecchio di più.

Ci sarebbero molte cose da scrivere, ho molte cose da scrivere, lo farò perchè più che con il libro hanno a che fare con me, in particolare il discorso della malattia, tempo al tempo e scriverò tutto quanto.

ps. l’autore è stato realmente grasso, fino a superare i 160 kg, non è un esperto improvvisato, un medico, uno scienziato, parla semplicemente di quello che ha vissuto e di quello che ha capito sulla propria pelle.

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9 pensieri su “Allen Zadoff – Fame. Cose che ho imparato nel mio viaggio da grasso a magro

  1. Dici? finora tutto quello che ho letto a riguardo non mi ha aiutata granchè. Voglio dire, comunque il bisogno (come dici bene tu “atavico”) di abbuffarmi vince su tutto. Sai qual è il punto? è che non sono sicura di voler smettere. Anche se ora sto cercando di seguire una dieta (l’ennesima e qualche kilo l’ho perso) ogni paio di mese mi concedo un paio di giorni ( se mi va bene e non perdo il controllo) di abbuffate. Anche se morirò per sensi di colpa e tutto il resto, io sono serena e felice solo in quei momenti. Temo di non riuscire ad eliminarli.
    Apparte ciò, in molti tuoi post mi ricordi Dotothy Parker ;)
    ciao

    • A distanza di mesi mi ha aiutata molto mentalmente, ma non nella pratica, quindi forse alla fine è un libro inutile.
      Però non so, non volendo essere una guida o un manuale di auto aiuto, penso che per certi versi sia illuminante, ho trovato scritte cose che nessuno mi aveva mai detto.
      Io in realtà non ho un problema di abbuffate vere e proprie, diciamo che tendo a mangiare sempre in modo incontrollato, come se non me ne rendessi nemmeno conto; raramente mi capita, come si suol dire, di “svuotare il frigorifero” così di punto in bianco, è più una cosa continua che non ha fattori scatenanti esterni se non il bisogno proprio fisico di cibo.

      Grazie per il complimento finale, io adoro Dorothy. :oops:

  2. Be’ è così anche per me.Anche io svuoto il frigo. Ma non mi basta.Mi servono quei momenti. Non sai la cura maniacale, psicotica con cui li organizzo, nei dettagli: cosa comprare, cosa mangiare, dove comprarli, facendo cosa, aspettando il momento giusto. Sono idiota. Lo so. L’anno scorso ho perso 20 kili. Ne ho già ripresi 10 e non so come non li ho ancora ripresi tutti.
    Sto leggendo vari tuoi post perche mi divertono prima di tutto, e poi perchè mi rivedo un po’ in quello che dici, un po’ come tu hai scritto di rivederti nelle descrizioni di Zadoff. Sai che anche io ho problemi con l’università? devo ancora laurearmi alla triennale (pensa) e ho due anni + di te! Che sia due conseguenze dei medesimi disturbi? Boh. Comunque ho richiesto il libro di Zadoff, magari poi ti dico se mi piace ;)
    sciau

    • Ah può darsi… nel mio caso sicuramente. Ha influito sia perché vergognandomi di come sono messa ho perso tante lezioni e altre cose importanti perché non avevo il coraggio di andare sia perché per tutta una serie di problemi correlati al mio disturbo faccio molta fatica a concentrarmi e quindi a studiare e a memorizzare… poi magari è solo un alibi, però sono convintissima che abbia influito sul mio percorso universitario.

  3. Pingback: My Mad Fat Diary | Una vita, la mia, in confronto alla quale il libro "Cuore" è la guida Michelin.

  4. “Io non ho nulla contro chi pesa 70kg e ne vuole perdere 10, beato lui. Ma non abbiamo niente in comune, non condividiamo lo stesso problema, non abbiamo nulla da spartire.” Mi dispiace ma mi permetto di dissentire. Almeno parzialmente: non peso attorno al quintale, eppure non ho potuto fare a meno di ritrovarmi in molte parole di Zadoff. Persino quando ero in libreria e leggevo il libro di sottecchi mi ritrovavo nella sua descrizione. La vergogna nel mangiare, vedendo gli altri che felici non si preoccupano di farlo, la cesura con il mondo dei “magri” pur non essendo una persona obesa, la terribile, tremenda sensazione di essere nella morsa della dipendenza e non sapere come uscirne. DROGA. Amore e droga. Andare a dormire con la spinta di fare colazione l’indomani. La sensazione che i muffin, il latte e cacao, i biscotti, TUTTO, quelli ti capiscano, ti diano ciò che vuoi in modo incondizionato. L’idea di pensare solo e solo al cibo, che sottolinea e sembra dare carattere ad ogni tua emozione: felicità, rabbia, tristezza, inquietudine… quello nel libro di Carr non è scritto. Carr ti dice “non mangiarli”. E grazie. Grazie Carr per avermi fatto sentire cretina.
    Anche se non ci credi, dal basso dei miei chili io capisco. Non capisco il disagio sociale, le opportunità precluse, non appieno, certo (eppure, nemmeno io sono esente da preclusioni ed arrivo a non uscire di casa, a non volermi far vedere), certo. Ma anche se non ci credi in qualche modo ti sono vicina. Non per pietà né per pena, ma per empatia. Non è una pacca sulla spalla che ti sto dando. Però almeno, forse, non so, il pensiero che qualcuno con una mole “””normale””” (mille virgolette) possa essere esente da un giudizio bacchettone, pietoso, brutto, credo non sia una cattiva cosa.
    Ridicolo da parte mia? Può essere, visto con gli occhi di uno con molti chili in più di me. Mi definisco “cicciona dentro”, e a mio avviso è soprattutto quel dentro che conta. Perché altrimenti non mi sarei sentita smascherata anche io.

  5. Ciao, mi sembra giusto aggiungere un paio di cose..
    ..nel libro l’autore scrive che non si può guarire, che è come l’alcolismo..ci si astiene dal cibo..e ci si riesce solo con grande fatica e con l’aiuto privato di uno psicoterapeuta e ancora più importante con l’aiuto e il sostegno di un gruppo di mangiatori compulsivi anonimi..proprio come quello degli alcolisti appunto, dove ci si incontra settimanalmente e ci si sostiene nei momenti di stress anche durante tutto l’arco della giornata con l’assegnazione di un tutor che altro non è che un mangiatore compulsivo che è più avanti nel processo di consapevolezza… Questi gruppi esistono anche in Italia..in praticamente ogni città…
    Questo non è un libro che serve per dimagrire, come ripete spesso l’autore, è un libro che distingue le tipologie di mangiatori e spiega ai mangiatori compulsivi che le diete li mortificheranno per tutta la vita e non li aiuteranno..Non si tratta di quanti chili si vogliono perdere perché il mangiatore compulsivo in questo libro viene reso consapevole della sua dipendenza dal cibo.
    L’alcolista non può essere paragonato a chi è abituato ad esagerare nel bere il sabato sera. Perché l’alcolista beve tutti i giorni tutto il giorno.
    Il mangiatore compulsivo è descritto accanto all’anoressico e al bulimico come un malato, infatti, nei gruppi di sostegno sopracitati, l’autore dice di ritrovarsi circondato da chi ammette di avere un problema con il cibo non con chi non accetta il suo aspetto esteriore.

Un bel tacer non fu mai scritto: non censuro nessun commento (spam escluso) ma mi riservo il diritto di non rispondere.

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