Metti un postino e un ristoratore a pranzo…

Il postino è il mio ex-postino. A dire la verità, quando l’ho visto arrivare sul pandino d’ordinanza mi sono stupita. Saperlo ancora postino mi ha un po’ scombussolato, voglio dire, in futuro, potrebbe ritornare ad essere il mio postino e la cosa non mi piace. Anche saperlo tutto intero mi ha lasciata stupefatta; con tutti gli improperi che gli ho tirato nei mesi in cui frequentava assiduamente la porta di casa speravo di vederlo con almeno un polso rotto.

Prima lo descrivo e poi spiego come mai per un paio d’anni ho sperato venisse investito da un’autocisterna. Uomo, meridionale, molto meridionale, secondo me calabrese, oserei dire Crotone ma perché secondo me Crotone è una città abbastanza triste e ce lo vedo bene (non me ne vogliano i crotonesi che passano di qua). Diciamo over 5o, se ne ha di meno li porta male. Brizzolato. Fumatore (si sente la puzza). Non particolarmente bello né particolarmente brutto. E no, non assomiglia a George Clooney. Insomma, è veramente agli antipodi dei miei desiderata. Negli anni si è distinto per le seguenti frasi e azioni, a voi trarre le opportune conclusioni.

  • una volta mi ha chiamato PRINCIPESSA;
  • negli anni non ha mai suonato il campanello, si limitava ad urlare il mio nome più e più volte, cosicché tutto il paese sentisse;
  • dal momento che ricevo soprattutto pieghi di libri un giorno mi ha chiesto che libri leggessi. Gli ho risposto e lui, con fare noncurante, mi ha detto “Ah, no, io leggo solo libri umanistici”. E ancora non ho capito cosa vuol dire;
  • non sa leggere, in quanto si è sempre ostinato a consegnarmi posta non destinata a me;
  • un giorno mentre in pigiama, coi capelli raccolti e pallida come un cencio firmavo una raccomandata ha sussurrato “Ma quanto è bella”;
  • quando qualcuno suona io apro la porta di uno scorcio, per vedere chi e cosa vuole ma soprattutto perché altrimenti mi scappa il gatto. Con il postino non faccio eccezione. Una volta mi fa “Ma guarda che non ti mangio mica, cioè io ti mangerei pure ma bisogna vedere se tu ti lasci mangiare”;
  • ogni tanto l’ho sentito fare telefonate un po’ porcelle (io ero dietro la porta facendo finta di non essere in casa, ero arrivata anche a quel punto, una perseguitata insomma).

Il ristoratore è il titolare della trattoria del paese. E’ veramente forte, come direbbero dalle mie parti “l’è ‘nnumar”. Chiama Anacleto “maestro” o “dottore”, nonostante non sia né l’uno né l’altro. Fa pizze straordinarie, è molto ciarliero ma mai fastidioso, anzi, non ha peli sulla lingua e quello che deve dire lo dice. Ultimamente si è dedicato alla politica, non come candidato, ma come portavoce di persone in difficoltà.

Ecco, due così, seduti al tavolo insieme, di cosa potranno mai parlare?

Del Male (non come dolore fisico, ma come concetto filosofico), delle gambe incancrenite e di come dovrebbe essere davvero una società multiculturale.

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6 pensieri su “Metti un postino e un ristoratore a pranzo…

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