Dawn French – La meraviglia delle piccole cose

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Sottotitolo: «Il libro che non ti aspetti»

Inizio con il dire che ho deciso di leggere questo libro alla cieca. Ho visto la copertina, ho letto il titolo, ok è fatta, non mi interessa di che parla, lo devo leggere. Titolo e copertina non c’entrano una mazza con il contenuto, ma davvero, rare volte mi è successa una cosa del genere.

E’ un romanzo per certi versi sorprendente, e lo dico con sorpresa (si capisce no che è stata un po’ una sorpresa?). Sono tre le voci (con i relativi diari) che si alternano, verso la fine se ne introduce una quarta. Madre, figlia maggiore, figlio minore. Il padre, il Pater, come viene chiamato, è una presenza assente: viene nominato più volte, ogni tanto interviene in qualche situazione ma per il resto è come se non ci fosse. Io questo fatto me lo sono spiegato piuttosto banalmente: è l’unica persona normale e positiva, per cui non merita grandi attenzioni. La madre è una psicoterapeuta (o qualcosa del genere) per bambini e adolescenti; è una donna estremamente lontana da me e per questo l’ho capita poco: cinquantenne, piuttosto confusa, con una madre che è proprio tutto il contrario di lei. Non è un personaggio simpatico, però è necessario.

I figli… inizio un paragrafo a parte per i figli perché, come si dice dalle mie parti, sono due numeri. Dora ha 17 anni ed è la classica adolescente, ma proprio la tipica diciassettenne capricciosa, piuttosto stupida, sgrammaticata, superficiale, intellettualmente miope. Dora ha come unica ambizione superare i provini di X-Factor. Dora deve scrivere una canzone per un esame a scuola e copia “Sweet Dreams” degli Eurythmics. Dora decide che deve dimagrire e fa una dieta a base di cibi bianchi, per cui per settimane si sfonda di cioccolato bianco, riso, budino alla vaniglia, latte, e si lamenta perché non dimagrisce. Io adoro Dora. E’ un personaggio che mi ha fatto fare più di una risata. Ma viene superata dal fratello, Peter, che però si fa chiamare Oscar perché sta vivendo una fase in cui si identifica completamente con Oscar Wilde. Oscar ricorda un po’ Kurt di Glee, me lo immagino così. Oscar ha 16 anni e indossa una giacca da camera broccata con pantofole in velluto. Oscar vuole spendere 50 sterline per un sigaro cubano che si abbini perfettamente al completo che vorrebbe indossare (ma che non può permettersi). Oscar è ovviamente gay e questo sembra non interessare a nessuno, è un romanzo molto moderno da questo punto di vista. Non ci sono traumi dovuti alla sua omosessualità, magari fosse sempre così.

Queste tre voci si danno il cambio e narrano vicende tutto sommato normali, scazzi al lavoro, scazzi a scuola, scazzi di cuore, non è quello che succede che conta, ma come viene raccontato e me è proprio piaciuto. Cioè non mi aspettavo una cosa del genere, ma è un romanzo che mi ha fatto ridere in più punti, anzi, più che ridere direi che fa “ghignare” (che parola aulica nevvero). La fine però non l’ho molto capita. C’è una svolta, per così dire, drammatica (anche se mi rendo conto è un aggettivo un po’ esagerato in questo contesto, diciamo seriosa va là) che a mio avviso stona un po’, anche se è utile per far terminare il romanzo, che altrimenti potrebbe durare in eterno.

Insomma è un libro leggero che consiglio, non so quanto sia popolare in Italia (io lo conosco perché l’ho visto per caso in libreria), però l’ho trovato inaspettatamente divertente e diverso dai soliti romanzi sulla famiglia.

3 pensieri su “Dawn French – La meraviglia delle piccole cose

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