Veronica Pivetti – Ho smesso di piangere

La mia odissea per uscire dalla depressione.

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Libro difficile da recensire, difficilissimo. Ora, siccome non voglio parlare troppo dei cazzi miei (che già lo faccio abbastanza) proverò a scriverne per punti, sperando di incanalare ogni argomento in un punto ed evitare fastidiose tracimazioni emotive (le mie).

  1. La cosa più importante: mi è piaciuto moltissimo. Ok, potrei anche smetterla di scrivere ma non è da me. E’ proprio un libro che arriva dove deve arrivare. La Pivetti non è Calvino, non credo lei pensi di esserlo e non credo nessuno pensi che lei lo sia, quindi è un libro con tutti i limiti stilistici del caso. Però è un libro vero, è un libro che nella sua semplicità, nella sua schiettezza e nella sua vivacità dice quello che deve dire e lo fa con estrema efficacia.
  2. A me la Pivetti piace (questa Pivetti, la Veronica), ho visto qualche sua intervista fatta per promuovere il libro, ma l’ho letto per l’argomento trattato, non tanto perché l’abbia scritto lei. E questo secondo me è un po’ un problema per questo libro: ultimamente escono come nutrie impazzite un sacco di libri scritti da cosiddetti “vips”; all’inizio la cosa poteva anche risultare sorprendente, ma ora francamente è solo stancante. Non vorrei che questo libro pagasse lo scotto di essere scritto da una persona famosa e per questo ignorato o bollato come robetta da poco, mi dispiacerebbe. Secondo me, visto anche il tono ampiamente colloquiale, questo libro potrebbe trasformarsi in modo vincente in un monologo teatrale e forse avrebbe più considerazione.
  3. L’argomento trattato, la depressione, è un argomento estremamente delicato. Ecco, questo forse è un libro per chi è depresso, per chi lo è stato e per chi ha seguito da vicinissimo una persona depressa, gli altri temo non capirebbero. La depressione è una malattia piuttosto bistrattata, banalizzata e non capita. Chi è depresso si sente come qualcuno a cui hanno improvvisamente tolto la voglia di fare qualsiasi cosa, compreso lo sperare nel futuro, chi non è mai stato depresso spesso bolla questo stato come un capriccio fatto da persone che non hanno niente di meglio da fare. “Ah adesso è pure depressa? Eh beh certo, lo fa solo per attirare un po’ l’attenzione, la depressione è una moda ormai, e poi è capitato a tutti di sentirsi un po’ giù di morale”, frase tipica, segno di chi non ha capito un cazzo, ma forse non è colpa sua. La verità è che è difficile far comprendere a chi non è depresso cosa sia la depressione, non è un dolore fisico che si può trasmettere attraverso un pizzicotto, è proprio uno spegnersi dentro che è devastante per chi lo subisce ma che troppe volte trova poca considerazione da parte del prossimo (anche vicino, molto vicino).
  4. Capitolo dottori. La Pivetti ne cambia svariati. E’ che trovare il medico giusto è più difficile che trovar marito, per tutta una serie di motivi che vedono in campo in primis la competenza (esistono tanti medici incompetenti, viene da chiedersi come possa essere possibile non essendo medici abusivi e avendo studiato per 12 anni), poi l’umanità, la disponibilità, la chiarezza (ovvero lo spiegare bene al paziente con parole comprensibili cosa sta succedendo e cosa si andrà a fare), l’onestà, i deliri di onnipotenza. Io un dottore bravo come dico io ancora non l’ho trovato (otorino e oculista non valgono, non affrontano cose delicate da un punto di vista personale). Forse sono io che ho troppe pretese, Anacleto ad esempio si trova bene con tutti. Comunque potrei bonariamente definire il rapporto tra me e i medici che mi hanno visto come di odio reciproco, e non scherzo.
  5. Capitolo igiene personale. Mi ha fatto piacere trovare scritte certe cose, perché nella società di oggi c’è questa grossa ipocrisia per cui tutti dicono di lavarsi anche tre volte al giorno ma in troppi già alle 8 di mattina puzzano. Quindi o sono tutti depressi oppure le fobie igieniche portano le persone a dichiarare il falso pur di non essere additati come sozzoni. Quando sei depresso ti passa la voglia di lavarti, perché lavarsi è il livello minimo di dedizione verso la propria persona, il primo gradino che sancisce le basi per la cura del proprio corpo. E a me ha fatto piacere leggere che anche la Pivetti ha avuto la fase non solo di sciatteria ma anche di lerciume, perché è una cosa che non tutti hanno il coraggio di dire.
  6. Capitolo amicizia. La Pivetti ce l’ha fatta grazie alla sua amica, Giordana. Non è che esagero, è proprio così. Io lo so perché so che in certe fasi della propria vita non si ha bisogno di una normale amica, non bastano i soliti rapporti tra persone sane, serve che qualcuno si faccia carico di te e agisca come se fosse la tua badante, seguendoti in ogni cosa, prendendo decisioni per te, sostenendoti sempre e comunque. Purtroppo non tutti questo qualcuno ce l’hanno, per cui aumentano smarrimento e perdita di fiducia nel futuro.
  7. Capitolo animali. Come ho già scritto miliardi di volte, anche in questo caso, solo chi ha (o ha avuto) degli animali non trattandoli da animali ma da persone amate può capire. E la perdita di interesse verso i propri animali è un segnale da non sottovalutare, è la spia di qualcosa che è in corso. Si fa molto presto a rimanere delusi dalle persone e in generale dalla vita, ma è difficilissimo guardare con disinteresse le proprie bestiole.
  8. Capitolo medicinali. Io sono d’accordo con la Pivetti nel sostenere l’efficacia e l’importanza degli psicofarmaci, lei scrive una cosa del tipo “E’ qualcosa di chimico che si inceppa, per cui solo la chimica può rimediare”, ed è vero. Però, come lei, sono concorde nel dire che spesso gli antidepressivi sono prescritti con una facilità da lasciare a bocca aperta (spesso dopo valutazioni sommarie) e si lascia che il paziente li assuma per troppo tempo, quando si potrebbe iniziare a scalarli prima. Tre anni fa, per una serie di contingenze, mi sono ritrovata a dover vedere tre dottori nel giro di poco tempo, diciamo due settimane. Tutti e tre, dopo la prima visita, mi hanno prescritto degli antidepressivi, tre diversi. Non solo come nome, ma anche come principio attivo, come tutto. Forse volevano dirmi che sono depressa per tre? Probabile. Però come fai a fidarti quando una persona ti vede per dieci minuti e prima di uscire ti lascia la ricetta del Prozac? E scommetto lo fanno solo con gli antidepressivi, segno che anche i dottori la depressione la maltrattano tanto quanto le persone “comuni”.

Ho finito! Dai, non ho messo troppa me stessa, solo un po’, altrimenti sai che palle. Comunque, ribadisco, è un libro che consiglio, perché è divertente, comunica perfettamente quello che deve comunicare e fa sentire meno soli, è stata proprio una bella sorpresa (non crediate che non fossi scettica prima di iniziarlo, anzi). La Pivetti si conferma una donna ironica, intelligente, acuta e molto “di pancia” (per quanto pesi su per giù come un mio braccio) e lo fa in modo brillante, senza suscitare facili pietismi e mettendosi notevolmente in gioco.

10 pensieri su “Veronica Pivetti – Ho smesso di piangere

  1. Concordo pienamente con quello che hai scritto! Anche a me è piaciuto molto e sono rimasta inorridita del calvario che ha dovuto compiere prima di trovare un medico competente . Veronica mi piace sia come attrice,sia come persona ( per quanto ne possa sapere,è una simpatia ,così,istintiva ) e adesso ho scoperto che mi piace pure come scrive.perchè,come hai ben sottolineato,più che scrtto,sembra una lunga chiaccherata con un’amica.

    Ora sto leggendo il libro di Gramellini ” Fai bei sogni”,sono a buon punto,quando l’avrò terminato ti farò sapere le mie impressioni . Poi sarà la volta dell’importanza delle piccole cose ( ma ancora non l’ho comprato )

    Ciao carissima,buon fine settimana!!!!

  2. cercavo una recensione di questo libro,indecisa se leggerlo o meno. lo prendero’ in biblioteca perche’ odio possedere libri e dovermeli tenere poi in casa (a parte alcuni saggi che mi ispirano). non leggo molto a dir la verita’. e poi non so se sia il caso di leggere un libro su un argomento che per me grazie a dio e’ passato e che non voglio resuscitare! per fortuna e’ una biografia,quindi potro’ leggerla come un racconto di qualcun altro e le SUE difficolta’.
    riguardo le tue piccole anticipazioni, sono super d’accordo con la questione medici incompetenti. piu’ che incompetenti in malafede. io ho girato una decina e passa di psicoterapeuti/analisti/psichiatri: uno mi ha salvato la vita,urra’!, gli altri 9 non hanno nemmeno provato ad aiutarmi o ascoltarmi,volevano solo i soldi alla fine del colloquio. mi spiace doverlo dire,e’ abbastanza vero.
    tu mi stai simpatica. “mi fa solo che piacere” leggiucchiare cosa scrivi qui e li. ciao

  3. ciao! allora l’ho letto e secondo me non ne e’ valsa proprio la pena. ho faticato a non lasciarlo li a meta’ perche’ in realta’ e’ solo una carrellata di medici..e’ il percorso clinico che scandisce la “storia”, piu’ che un’evoluzione personale. insomma un po’ lista della spesa(magari e’ utile a chi ha problemi alla tiroide) e poi la prosa,che all’inizio pare simpatica, e’ fastidiosa,un po’ schizofrenica: piena di iperboli,cioe’ esagerazioni per dare enfasi, e una frase si e due no c’e’ un paragone per descrivere una situazione. cioe’,invece di usare le parole appropriate e dosarle nella giusta sfumatura di significato e suggestione fonetica, lo schema e’ sempre quello(proprio dei libri moderni in realta’)…”come un” “come una” seguiti da un secondo termine di paragone di tutt’altra natura rispetto alla situazione che si vuol spiegare, il che dovrebbe far sempre ridere. invece a me sfinisce. XD

  4. Ottima recensione. L’ho trovato molto utile, perchè anch’io per la mia patologia (stanchezza cronica) ho trovato medici di tutti i tipi e anch’io sto decidendo se , come mi hanno consigliato alcuni medici, passare agli antidepressivi SSRi.

  5. Carissima Veronica,
    complimenti per il libro e per il coraggio che hai avuto nel rendere pubblico un momento così brutto della tua vita.
    Vorrei ringraziarti perchè penso che leggerlo faccia bene a tutti : quelli che stanno in depressione,perchè capiscano che c’è speranza e quelli che non hanno provato “il male oscuro”,perchè possano capire cosa si prova e magari cerchino di osservare con particolare attenzione le persone che stanno intorno a loro.
    p.s.
    Anch’io posseggo un golf grigio e devo dire che durante lo scorso inverno l’ho usato moltissimo,nonostante abbia un armadio pieno di belle cosine colorate!
    Un abbraccio

  6. Concordo su tutto quello che hai scritto.
    Soprattutto sul dover sdoganare il problema del “lavarsi”.Io soffrivo terribilmente, stavo ore e ore davanti alla doccia e non riuscivo ad entrare.Entravo ed uscivo e non riuscivo ad accendere il getto d’acqua.
    Una sensazione terribile.

  7. lo sto leggendo adesso e per quel poco che ne ho letto mi ritrovo con i tuoi pensieri: è un libro che dice quello che deve dire senza fronzoli, anche perché l’argomento non richiede orpelli ma solo verità.

Un bel tacer non fu mai scritto: non censuro nessun commento (spam escluso) ma mi riservo il diritto di non rispondere.

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