Paola Mastrocola – Facebook in the rain

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Un libro pericolosamente brutto. E triste, molto triste. La deriva moralistica della Mastrocola pare inarrestabile e a dirlo è una persona normale, non la figlia di Marilyn Manson e del marchese De Sade. Questa volta non si limita alla scuola, ma si allarga al male del millennio, Facebook. Peccato che, a giudicare dal risultato finale, sembra che la Mastrocola su Facebook non ci sia mai capitata nemmeno per sbaglio. Una donna, vedova, di 50 anni, una di quelle che ha trascorso ogni attimo della sua vita o da sola in compagnia del marito, questa donna si iscrive a Facebook con un nome di fantasia e dopo 10 giorni ha già 500 amici. 500 amici che le chiedono di incontrarla, che tentano di abbordarla e che vogliono approfittarsene. Io non so se sono esterrefatta o più banalmente invidiosa. Anche io sono su Facebook con un nome di fantasia (per svariati motivi) e in due anni ho raggranellato una sessantina di amici. Nessuno mi ha mai fatto richieste strane, non ho mai avuto il simbolino delle richieste di amicizia in fiamme e nessuno ha mai tentato di ingropparmi (in tutti i sensi). Alt, non è un appello, non cerco nuovi amici, riflettevo solamente, perché questo è un libro veramente assurdo. Tanto assurda quanto francamente banale è anche la morale che emerge, una cosa talmente convenzionale e prevedibile che uno si aspetta di sentirla da Bruno Vespa o nell’Arena di Giletti, non in un libro pubblicato dalla Guanda e scritto dalla Mastrocola che, per quanto spesso abbia idee tremendamente nostalgiche che io discuto, non si rivela mai banale e ordinaria.

Poi certo, si può vedere il libro anche in un altro modo. E’ una fiaba che gioca su determinate iperboli ed esagerazioni per far riflettere il lettore sulla droga da social network. Che detta così sembra interessante e infatti è un argomento interessante (e attualissimo!), se fosse stato sviluppato diversamente. Non so quanti milioni di persone in giro per il mondo studiano i social network, ci lavorano, tentano di capirne limiti e possibilità, sono davvero la tematica del futuro e tutti noi c’abbiamo a che fare. Non si può ridurre tutto quanto a una manciata di pagine che narrano quanto siano attraenti e al tempo stesso distruttivi i social network e quanto sia meglio diffidare e tornare indietro ai sani (certo) cari vecchi rapporti “nel mondo reale”, non è proprio credibile, non so se mi spiego. Di fatto da questo libro emergono un po’ di ignoranza e troppa limitatezza di vedute, bisognerebbe scrivere su cose che si conoscono, per me è la prima regola del buon autore. E’ come se io domani mi mettessi a scrivere un romanzo ambientato al CERN di Ginevra sulle differenze tra la massa del bosone Z e la massa del bosone W.

Salvo solo le parti in cui narra la vita del paese e dei suoi abitanti, quelle non sono male (per quanto i nomi strizzino l’occhio a quelli usati dalla concittadina Bertola) e danno al romanzo un clima lieve e sospeso, senza tempo. Meno male che almeno è scritto bene, su questo niente da dire (ma già lo sapevo, la Mastrocola sa scrivere bene).

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9 pensieri su “Paola Mastrocola – Facebook in the rain

  1. non è inerente al post..ma..volevo dirti che ho comprato i love shopping, incuriosita dalla tua recensione..e..wow..mangiato!! chi l’avrebbe detto..grazie!! ;)

  2. Certo che, se come dici, non ha mai nemmeno loggato su FB è una presa di posizione e basta…

    Io ho ricevuto qualche richiesta di amicizia da persone che non conosco (basta non accettarle!) o per pubblicità… secondo me il problema non è nel mezzo che si usa ma nel come si usa

Un bel tacer non fu mai scritto: non censuro nessun commento (spam escluso) ma mi riservo il diritto di non rispondere.

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