E’ un libricino piccolo piccolo, scritto a mo’ di monologo recitato da un maestro che per trent’anni ha lavorato al carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. E’ un libro forse troppo breve, ma immagino sia una scelta ben precisa, perché non penso che l’intenzione fosse quella di raccontare ma di lasciare brevi tracce, impressioni punteggiate qua e là su un tema, quello della detenzione minorile, che mi sembra non sia molto trattato. Ed è un peccato, perché è un argomento che merita, che deve porre tanti interrogativi e che mi fa piacere abbia l’attenzione di persone sensibili ed umane come lo stesso Geda e come i maestri, marito e moglie, che ha incontrato all’interno di un progetto nato al Salone del Libro di Torino.
La forza del libro sta sicuramente nello stile, Geda ha un modo di scrivere molto lieve, delicato, soave, non serve specificare che a me piace molto, e anche nell’impostazione “grafica”: ho letto questo libro in formato ebook e ogni tanto c’erano delle pagine bianche con una breve frase scritta in un font diverso e più piccino, ho chiesto su Twitter all’autore ed il libro è proprio così; solo che nell’ebook si leggevano male, sul formato cartaceo fanno tutt’altro effetto. Le foto invece si vedono molto bene anche nell’epub. Sì nel libro sono presente svariate foto del progetto “Dentro… Immagini dal mondo degli Istituti Penitenziari Minorili Italiani”, coordinato da Enzo Obiso e realizzato dagli studenti del corso triennale postdiploma in fotografia, IED, Torino, anno accademico 2008/2009.
Un plauso al titolo, il libro l’ho scelto quasi esclusivamente per quello.
Un maestro, in carcere, deve accogliere rabbia, disagio, dolore. Un maestro, in carcere, deve credere comunque nella bellezza, nella bellezza, nonostante tutto. E deve cercarla, anche lì, anche tra quelle mura. La bellezza, in carcere, è la solidarietà. È l’ultima sigaretta rimasta in fondo al pacchetto e passata tra tutti, un tiro ciascuno, e non saltare nessuno. È il saluto dei ragazzi, la mattina. È l’effetto che ha su di loro l’entrare in classe, uscendo dall’area sicurezza, perché così come l’area sicurezza li chiude così la classe li libera, svincola i pensieri.
La bellezza, in carcere, è un carotaggio dell’anima; reciproco.
Questo è un libro che certamente leggerò. Le tue parole mi hanno incuriosita!
A proposito,oggi è il primo aprile…attenzione agli scherzi!!!!
E’ un libricino molto breve, ci metti un attimo, però ha un qualcosa che boh, lo rende prezioso.