Che coss’è l’amor

Quello che direbbe Malinconico sulla più diffusa tra le malattie autoimmuni, se mai qualcuno glielo chiedesse (cosa probabile)

L’amore, se posso dire come la penso, è una malattia della dignità. Agisce per picchi e inabissamenti. Compra e vende. La riconosci subito. Ha dei sintomi, -come dire, – dei sintomi che non ti sbagli.

Intanto, ti fa sentire un eletto.Ti manda in giro a osservare la gente per compatirla. Sotto sotto, lascia passare l’idea che non siamo tutti uguali.

Non è vero che quando sei innamorato il mondo ti sembra più bello. E’ solo che lo tratti dall’alto in basso. Guardi la gente che passa e pensi: “Poveracci, vedi come vanno avanti e indietro nelle loro scialbe vite. Vedi come s’affannano, lavorano,s’imbottigliano nel traffico, si mettono in coda alla cassa?”

In altre parole, quando t’innamori diventi un qualunquista di merda. Peggio: un cafone arricchito, che appena fa un po’ di soldi scopre di apprezzare le cose che schifava quando non se le poteva permettere: e poi se ne va in giro a contrabbandarsi per un’anima sensibile, portata per il bello e l’immateriale.

Ma è inutile che dici di ammirare i tramonti, perchè se non ti piacevano prima non ti piacciono neanche adesso. Come è inutile che respiri a pieni polmoni per sentire il sapore dell’aria, perchè a te di respirare come il veterinario dell’amaro Montenegro non te n’è mai fregato niente, altrimenti non fumeresti. Come è inutile che vai in libreria a leggere risvolti e quarte di copertina, perchè lo sai benissimo che non vedi l’ora di uscire da lì. Come è inutile che saluti tutti quelli che incontri, pure la gente che non conosci, un altro poco; e stai a sentire fino in fondo ogni frase che ti rivolgono, facendoti implicitamente quei discorsi che tutti in fondo hanno una cosa interessante da dire basta sapere ascoltare, perchè gli altri, a te, non t’interessano. Come è inutile che parli e parli, perchè tanto non lo pensi, quello che stai dicendo. Come è inutile che riprendi a suonare, perchè se hai smesso più di 15 anni fa ci sarà un motivo.

Questo tipo di coglionaggine, che coniuga rigurgito qualunquista e anelito metafisico, oltre a compromettere reputazioni faticosamente costruite e interrompere amicizie ventennali, può avere ricadute molto serie in circostanza di elezioni politiche, per cui bisogna preoccuparsi del voto degli innamorati.

E poi c’è la malinconia cosmica, che minaccia l’evoluzione.

Metti che ti tovi alla stazione e aspetti il treno. Sei innamorato e in coppia (lei però è a casa, oppure al lavoro). Non è che devi andare chissà dove, torni il giorno dopo. Stai leggendo il giornale normalmente. Intorno, altra gente che aspetta. Non piove, non fa nè caldo nè freddo.

In una situazione del genere può capitare, p. es., che dall’altoparlante annuncino un ritardo di dieci minuti, oppure che una signora ti chieda se è da lì che parte il treno per Bologna, e tu, senza motivo, così, ma da un momento all’altro proprio, ti senti sprofondare dentro una delusione completamente priva di costrutto, una tristezza fondata sul nulla, e le difese immunitarie danno le dimissioni in blocco, e il mondo all’improvviso diventa il posto meno indicato dove vivere, tanto ti sembra di percepire tutte insieme le ingiustizie che lo avviliscono, e inizi a vedere grigio-azzurrognolo, e vuoi la mamma, e ti curvi nelle spalle, diventi un triangolo, allora porti la mano al taschino interno della giacca all’affannosa ricerca dell’antidoto, lo trovi, digiti il numero e dai il colpo di grazia alla tua povera dignità che si trascina ai tuoi piedi come un cucciolo di foca implorandoti di non farlo, ecco, l’hai fatto, uno squillo, due, tre: “Ciao”, le dici; e lei: “Oh”, come a dire: “Che è stato?”; e tu dici: “Sono io”; e lei: “Lo so” (giustamente, cosa vuoi che ti dica); e tu allora taci e fai pure un po’ l’offeso, lei vagamente se ne accorge ma non è così sicura (perchè se lo fosse ti manderebbe dove sarebbe più che giusto che andassi) e a quel punto te lo domanda a chiare lettere, cos’è successo, e tu: “Niente”, ma lo dici in re minore, capito, con l’accordo nostalgico nella voce, l’intonazione ambiguo-colpevolizzante che nelle tue subdole intenzioni dovrebbe far sì che lei si squagliasse all’altro capo del telefono e ti rispondesse: “Aah ho capito amore mio, vuoi che ti dica ti amo, ma certo che è così, sono felice che mi hai chiamato, fallo ancora, ogni volta che vuoi, ti prego; e invece lei giustamente dice: “Ah”, che poi significa: “E allora che mi hai chiamato a fare, se non hai niente da dirmi?”

Al che la frase ti fa rinsavire con l’immediatezza di una secchiata, la schiena si raddrizza, la stazione torna stazione e tu ti vergogni come un molestatore di quindicenni nel realizzare appieno la bassezza del livello a cui sei appena sceso, perchè sai benissimo che la dignità andrebbe salvaguardata da queste iniziative inqualificabili che fra l’altro non c’entrano niente con l’amore, essendo piuttosto piagnistei annunciati, ricattucci indecenti, richieste di stare in braccio o farsi portare al parco a vedere le papere.

Un altro capolavoro dell’amore è che s’inventa le coincidenze e i rapporti causa-effetto. Costruisce geometrie inverosimili fra eventi che non sono legati in nessun modo, plagiando il senno di poi e provocando discorsi tipo: “Ti rendi conto che se quella mattina non mi si fosse scaricata a batteria della macchina sarei partito per, invece di accettare l’invito di, che mi ha chiesto di raggiungerlo a, dove poi ho incontrato te, e tutto quello che poi è successo?”

Che poi va be’, può anche essere vero. Nel senso che nessuno ouò negare che un fatto s’è svolto in un certo modo, se s’è svolto in quel modo lì.

Solo che le batterie delle macchine si scaricano e si scaricano tutti i giorni, non è che si scaricano in un modo particolare quando stai per legarti sentimentalmente a qualcuno. Il fatto che un giorno ti fidanzi non ti autorizza a mettere la batteria scarica in relazione di causa-effetto con il tuo fidanzamento, perchè (a parte il fatto che si sarebbe scaricata lo stesso) la tua batteria può essere causa di una moltelicità di altri eventi ben più degni di considerazione di quello di cui vai così orgoglioso.

Senza contare che, ai fini del fidanzamento, la batteria scarica ha quantomeno la stessa rilevanza degli altri eventi che hanno fatto in modo che tu ti fidanzassi (l’accettazione dell’invito, mettiamo: avresti tranquillamente potuto declinarlo, e tanti saluti alla tua ragazza) e quindi, fra le altre cose, non si capisce perchè tutta la vicenda dovrebbe originare proprio dalla batteria, a meno di voler sostenere che per i fidanzamenti vale il criterio cronologico.

Fra l’altro, se uno ragionasse con il metro della batteria scarica sempre, e non solo quando vuole dimostrare che la sua storia d’amore è stata scritta da un destino che quel giorno ha complottato per lui, e pensasse che tutti i miliardi di circostanze che compongono la sua vita hanno un rapporto significativo l’una con l’altra, come minimo gli andrebbe a puttane il cervello, impegnato come sarebbe a scoprire continuamente delle relazioni significative fra le cose.

E comunque, senza neanche stare a dilungarsi con tutti questi discorsi: non stai raccontando chissà cosa. Non è che la tua ragazza stava seduta sull’orlo di un palazzo e tu, che t’eri affacciato per caso alla finestra di sotto (meglio se non era neanche casa tua), ti sei accorto dei piedi che ti penzolavano sulla testa, hai ingaggiato con lei una lunga discussione sul valore della pena di vivere, l’hai fatta scendere di là e da allora non vi siete più separati. Se fosse andata in questo modo allora sì che avresti ragione a parlare di regie occulte, perchè fra la batteria scarica e un suicidio sventato è chiaro che non c’è partita.

Ma non è andata mica così. E’ successo semplicemente che hai incontrato una che ti piaceva, tu sei piaciuto a lei e adesso state insieme.

Questa voglia di protagonismo tardivo, che spinge la gente a ritoccare copioni virtuali a commedia finita, è giustappunto un guasto della dignità causato da amore, perchè è ovvio che se uno avesse rispetto di sè e dei discorsi che si accinge a fare non parlerebbe così seriamente di una batteria scarica.

E poi c’è l’ultimo sintomo, il peggiore, dove la dignità è talmente bistrattata che la possibilità di risalire è proprio meglio che te la levi dalla testa, ed è la dipendenza dall’umore di qualcun altro.

Questo fenomeno attiene alla fase in cui il rapporto si sta sgarrupando (tu hai già smesso di respirare a pieni polmoni, andare in libreria ecc.) e lei non è più così sicura di volerti intorno, anzi è più di là che di qua, per cui ci sono volte che è affettuosa e altre che ti tratta di merda.

La verità (che tu conosci perfettamente) è che hai smesso di interessarle, anzi a essere completamente sinceri le sei salito proprio un pochettino sul cazzo, soloche ogni tanto si sente un po’ in colpa e allora, colta da transitori accessi di pena, ridiventa gentile e dispiaciuta e tu, che pendi vergognosamente dalle sue labbra, appena senti odore di rivalutazione scodinzoli come un fox-terrier e te la canti come vuoi con tutta l’orchestra.

Inutile dire che a questo punto la tua storia d’amore ha già una croce sopra, perchè poi, alla fine, lo sai che quando una donna ti vuole ti cerca, e quando smette di cercarti è perchè non ti vuole più, e non ci sarebbe proprio nient’altro da aggiungere.

Tu invece ti trascini in questa specie di metadone dei sentimenti nella speraza he le cose s’aggiustino, ma per questo genere di guasto non c’è cura e non c’è riparazione e, a parte le chiacchiere, non si è mai dato il caso, ma mai, che nessuno abbia riparato niente del genere, prova a chiedere in giro.

Questo dipendere dall’umore di un altro, questo fatto che se lei è gentile tu riesci ad arrivare vivo alla fine della giornata e se invece ti tratta con indifferenza sei un uomo distrutto e non riesci a combinare niente e accumuli lavoro e altri debiti di vario genere è veramente una porcheria, un’ignominia di cui non ci si dovrebbe mai macchiare per nessuna ragione al mondo.

E la faccenda più penosa è che a questo punto l’amore è bello che finito (cosa vuoi amare, con una dignità così ridotta), eppure tu è ancora d’amore che parli. Sei diventato l’equivalente di un fan di Elvis, un disadattato incapace di vivere nel presente che nel vestirsi, nel parlare, nel sentire musica, nel leggere, nello scrivere, perfino nell’andare a letto con qualcuno cerca una cosa che ha smesso di esistere, tutto qui.

(tratto da “Non avevo capito niente” di Diego de Silva)

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